sabato 26 aprile 2014

Come non detto...

Non è il momento.
Non è indicato..
Non si può fare.
Non è il caso.
La terza lista non si presenterà.
E’ una decisione condivisa ma me ne assumo senza problemi la paternità e soprattutto la responsabilità.

C’era tutto per potersi presentare. C’era il simbolo. C’erano le motivazioni. C’era un buon programma. C’era un nuovo sindaco.  C’erano anche gli otto consiglieri. Ed erano tutti nomi dignitosi e interessanti. Ma era una lista con un destino elettorale segnato.
Non mi sento di mandare allo sbaraglio le persone che hanno aderito. Non così. Non in questo contesto.

Il trascorso recente era troppo pesante. Coloro che avrebbero dovuto sostenere politicamente la lista se ne sono invece usciti sui giornali con accuse e controaccuse assurde. E che dire dei vecchi amici, quelli da cui mi aspettavo appoggio incondizionato, non fosse altro che per ricambiare quello che io ho sempre dato? Beh quelli chiacchieravano sull’opportunità di una terza lista che avrebbe danneggiato il risultato di Tizio o Caio.
Senza contare chi si era sciacquato in bocca con mille promesse e mille garanzie ma che alla resa dei conti si è presentato a mani vuote.

Insomma questa lista sarebbe partita già gravata di mille idiozie e priva del giusto sostegno. Non posso chiedere una candidatura basata solo sulla speranza, soprattutto quando a farne le spese sarebbero stati gli incolpevoli candidati, quelli nuovi, quelli che a tutta la parte precedente non han preso parte.
Quindi ho detto no. Ho tirato il freno. Non voglio bruciare nessuno per avere la possibilità di candidarmi io. E non sono disponibile a candidarmi a qualunque costo.

Ammetto che mi dispiace. Mi dispiace, per me, e mi dispiace anche per Martignana perchè il panorama politico che si propone è quello di sempre, eternamente immutabile, immensamente deprimente. Gozzi contro Fazzi, ancora, come sempre da trent’anni, e stavolta ancora peggio perché non c’è null’altro neppure per sbaglio.

Perlomeno le altre volte qualche voce fuori dal coro c’era. Spesso irrisa. Sempre minoritaria. Ma c’era. Stavolta no. Zero. Solo i fedeli alla linea. Proprio non si riesce ad uscire da questa dicotomia, Gozzi e Fazzi, uno l’altra faccia della medaglia dell’altro, come un Giano Bifronte, ognuno pronto a rinfacciare all’altro le cattive azioni che lui stesso ha commesso, ognuno che cerca di annientare le opere dell’altro ed entrambi sordi a qualunque voce che non sia la propria.

Quindi, mi spiace, ma una scelta alternativa non ci sarà.
Non stavolta.
Scegliete pure liberamente quale faccia del Giano preferite.
Io non ho indicazioni.
Puntare, mirare, voto!

Un ringraziamento e un saluto di cuore agli altri otto.
Sarà per la prossima volta.

Dott. Roberto Lodi Rizzini





domenica 16 marzo 2014

Il senso del dovere


Se vi aspettate che io mi scagli contro i redattori di lettere anonime, o contro gli autori di articoli anonimi, o contro le malelingue itineranti mi spiace, ma non ne ho bisogno. Vi parlerò invece di me e di come mi sento. Non ho voglia di deridere gente patetica. C’è una cosa ben più importante che devo fare: mi devo giustificare con chi mi vuole bene e devo spiegare un difficile perché.

A Martignana siamo sotto elezioni. Ho vissuto direttamente molte campagne elettorali e ognuna è sempre uguale eppure sempre diversa. 

La mia prima è stata quella del 1990, con la prima lista civica di Martignana: la scoperta. Poi c’è stata quella del 1995, emozionantissima, appassionata: la rivoluzione. Poi quella del 1999, pacifica all’esterno, furiosa all’interno: la bugia. Poi quella del 2004, litigiosa, insolente, con mille colpi bassi: la restaurazione. Poi quella del 2009, barbara e folle, fiaccolate e tumulti di piazza: la schizofrenia.

E adesso ci sarà quella del 2014.

Nel 1990 avevo 24 anni e sono entrato in lista per curiosità più che per buon senso. Oggi ne ho il doppio (accidenti!) e io ci sarò. Non so ancora con che ruolo, con che compito, se in lista, se fuori lista ma ci voglio essere e ci sarò. 

E i miei familiari e i miei amici mi chiedono perché, e soprattutto mi chiedono chi me lo fa fare. 
Del resto sanno che non sono un disonesto, che non ho interessi privati, che non ho terreni da rivalorizzare, non ho amici da favorire, non ho posti di lavoro da pretendere o da elargire. Sanno che una campagna elettorale comporta una forte dose di sofferenza, di cattiverie, di maldicenze più o meno gratuite per me e per chi mi sta vicino. Sanno quanto tempo viene negato agli affetti e al riposo. Oltretutto sanno che non ho più la curiosità del 1990, né l’entusiasmo del 1995. Non ho le certezze del 1999. Non ho la rabbia del 2004. Non ho nemmeno lo sbigottimento del 2009. 

E allora perché?

Non so bene come definire quello che mi spinge oggi a volermi occupare ancora di amministrazione. La mia motivazione è una cosa decisamente più silenziosa, più intima, più profonda del chiasso elettorale. E’ la sensazione di avere una cosa importante da fare e che ha senso farla. E’ la sensazione di avere delle cose fondamentali da dire e tacerle sarebbe stupido e sbagliato. Vorrei parlare di giustizia, di correttezza, di uguaglianza, di buon senso. Vorrei dire che non bisogna lasciare campo libero a chi si propone per opportunismo o per manovra. Vorrei dire che è un dovere mettersi in gioco per chi sente forte in sé stesso il senso di giustizia. Ma dicendo queste cose ho paura di passare per visionario o peggio per coglione e non essere creduto o ascoltato.

Allora racconto che ho intenzione di ricandidarmi per passione politica, che è comunque come parlare dell’unicorno o della bellezza dei sistemi di equazioni, ma se non altro la cosa si inquadra nell’ambito umano più consueto degli hobby e passatempi invece che in quello delle ossessioni e delle manie. Parenti e amici scuotono comunque la testa in segno di palese disapprovazione ma se non altro evito la camicia di forza.
Una volta elusi gli psicofarmaci mi permetto anche di spiegare che questa tornata sarà speciale per me visto che per la prima volta dopo 24 anni si tornerà a parlare di politica a Martignana.

La proposta elettorale del 2014 da parte del mio gruppo, non sarà un’improvvisata o un’accozzaglia qualunque. Sarà il risultato di un progetto politico lungo cinque anni, un progetto perseguito da tante persone, alcune partecipi da sempre, altre perdute alla causa, altre nuove guadagnate al disegno come sempre avviene quando il progetto è di ampio respiro. Io ci sono dall’inizio e adesso che siamo vicini alla prima grande prova davvero ci voglio essere. Non mi interessa se sarò in prima fila o nelle retrovie ma ci voglio essere. Ci voglio essere perché so che è giusto esserci.

E così mi sono messo a disposizione. Quest’anno il risultato delle elezioni sarà più importante di quello degli altri anni. Ci sono le unioni dei comuni. C’è un bilancio disastrato e una crisi persistente. Ci sono tasse esagerate e un sociale sempre più costoso. Bisogna proprio che quest’anno non ci si candidi per rabbia e che non si voti di pancia. Quest’anno si decide il futuro. Serve buon senso e giustizia e io oggi più che mai sento il dovere di partecipare. 

Roberto Lodi Rizzini

sabato 29 giugno 2013

Disavanzo a sorpresa

Sono andato al consiglio comunale del 28 Giugno. Un consiglio comunale molto importante. Eppure diversamente dal recente passato il pubblico era decisamente scarso. L’argomento, visto che tecnicamente non si può parlare di “dissesto economico”, era il disastro contabile del nostro comune. 

Nei tre anni precedenti, quando si presentava il bilancio, era il consigliere Ressi a prendere la parola e ad illustrare i conti. Ma stavolta no. Stavolta a prendere la parola sono stati solo in quattro: il sindaco, i due ex sindaci, ed il segretario. Non Giampaolo. 

Non fraintendetemi: non voglio infierire sul giovane Ressi. Si vede che la maggioranza consiliare ha ritenuto la questione troppo delicata perché l’esposizione venisse affidata ad un acerbo neolaureato in economia e commercio alla sua prima esperienza amministrativa. Un poco avvilente per lui ma se ne farà una ragione: se è un ragazzo intelligente ingoierà il rospo, ne soffrirà il giusto, e farà tesoro dell’esperienza come han fatto altri prima di lui (e se qualcuno in questa affermazione trova riferimenti a fatti passati, recenti e soprattutto recentissimi, beh, l’intenzione era proprio questa).

Ma torniamo alla questione vera.

Il comune di Martignana Po chiude il bilancio 2012 con un passivo dichiarato di circa 150.000 euro. 

Nessuna delle amministrazioni precedenti ha mai combinato un pasticcio del genere. Un pasticcio che avviene al quarto anno di amministrazione. Quindi non è possibile attribuire la colpa alle precedenti amministrazioni anche se bisogna dire che il sindaco Gozzi ci ha provato. Sinceramente trovo quei tentativi di scaricabarile davvero patetici. Le situazioni pregresse non giustificano un ammanco così elevato e comunque, se il sindaco Gozzi ha speso anche i denari che non era certo di incassare, non è certo colpa del suo predecessore. Gozzi si rilassi: la responsabilità del disavanzo è tutta sua.

In verità ci sono anche altre responsabilità. Il passivo arriva a sorpresa (si si, han detto proprio “sorpresa”! Centocinquantamilaeuro di disavanzo a sorpresa!) perché durante il consiglio comunale si ammette che i conti tenuti dagli uffici erano sbagliati e che per ricostruire il bilancio si è dovuto spuntare l’estratto conto bancario della tesoreria. Ma se sull’errore formale il responsabile (ovvero il segretario) ha ammesso e rimediato, chi rimedierà all’errore amministrativo? Cosa hanno intenzione di fare il sindaco e la giunta?

Per ora hanno ipotizzato di tappare il buco con la vendita dell’ultima quota della farmacia in possesso del Comune ma è chiaro che si tratta di una fesseria: il valore oggettivo di questa quota non si avvicina neanche lontanamente alla copertura del disavanzo.

Alzare le tasse comunali sarebbe praticabile ma le imposte sono già parecchio elevate e per alzarle ancora bisognerebbe dichiarare lo stato di dissesto. E questo senza contare che è in arrivo la nuova tassa sullo smaltimento rifiuti che sarà una bomba sulle famiglie di Martignana. 

Bisognerebbe invece tagliare le spese, magari partendo dai mille rivoli dei finanziamenti concessi a enti ed associazioni locali. Ma, sempre durante il consiglio comunale, l’attuale maggioranza ammette di non aver ancora deciso cosa tagliare.

L’ipotesi di soluzione più probabile è invece la peggiore possibile. A copertura del disavanzo verrà acceso un nuovo mutuo che provvederanno a pagare le amministrazioni successive. Si aggiungerà quindi irresponsabilità all’incompetenza, e si inchioderà il comune ad una mole di debiti paurosa, senza possibilità di investimento alcuna per decenni a venire, a completamento del più grande disastro amministrativo di sempre a Martignana.

Insomma questi amministratori si stanno preparando per essere ricordati molto molto a lungo e per essere citati frequentemente come esempio. Comunque vadano le cose ricordate che io non li ho votati.

dott. Roberto Lodi Rizzini

mercoledì 26 dicembre 2012

Vergogne di Natale


È natale e siamo tutti più ipocriti. Personalmente faccio di tutto per essere a modo ma poi mi succedono cose di fronte alle quali mantenere la calma e il silenzio davvero non è possibile. Dunque scrivo e racconto.

Premetto che la mia formazione è più basata su concetti illuministi che non cattolici. Ma la mia famiglia è tradizionale al limite della noia e forse anche oltre. Un solo matrimonio... In chiesa. Figli nati all’interno del matrimonio... E battezzati. Presenza costante e partecipata ai catechismi in preparazione ai sacramenti. Natale rispettoso delle tradizioni familiari. E tra le tradizioni è incluso il giretto con i bimbi al santuario della madonna della fontana per vedere il presepio.

E lì lo scempio... 

Entro e sullo sfondo troneggia una torre di babele con tanto di tuoni e fulmini sulla cima. Una presenza così fuori luogo in un presepe mi ha fatto immediatamente subodorare una qualche stortura della morale e del buon senso. La conferma non si è fatta attendere. Leggo le istruzioni alla lettura della composizione: la torre di babele simboleggia le minacce alla famiglia tradizionale rappresentata dalla santa famiglia modello unico e indiscutibile con tanto di angioli a baluardo eccetera eccetera . 

Un concetto non nuovo ma davvero poco natalizio. I concetti di tolleranza, di apertura, di carità cristiana, di pace, di uguaglianza presi tutti insieme, accartocciati, e buttati nell'immondizia. So che non tutti i cattolici sono omologati. So che sono molti tra i credenti ad essere aperti alle nuove forme di convivenza. E quando dico "nuove" so di esagerare perchè nuove non sono. 

Da molto tempo esistono famiglie che vivono la loro vita al di fuori di regole bacchettone e bigotte e che per questo non vedono riconosciuta la propria dignità ed i propri diritti civili pur avendo diritto all'una e agli altri. E sono tanti i cattolici che comprendono e che rispettano queste forme familiari. Ma ci sono anche i cattolici orribili. 

Quando mi imbatto in queste atrocità non posso fare a meno di sottolineare che trovo queste forme di repressione sociale ripugnanti, crudeli, ottuse, razziste e discriminatorie. Mi chiedo come sia possibile associare tutto questo al messaggio cristiano visto che Cristo ha dato messaggi di libertà, di fratellanza, di giustizia, di rispetto che nulla hanno a che vedere con questi atteggiamenenti oscuri e discutibili. 

Un messaggio natalizio sbagliato e vergognoso. Se questi sono cattolici che dio ce ne scampi.

dott. Roberto Lodi Rizzini

mercoledì 28 marzo 2012

Fai la cosa giusta


Per chi fosse mancato all’ennesimo appuntamento sulla centrale a energie rinnovabili organizzato venerdì scorso dall’amministrazione comunale, un piccolo resoconto è davvero necessario. Non certamente per le novità che non sono state esposte né per le prese di posizione che non sono state assunte. La notizia vera è che gli atteggiamenti, i comportamenti, le opinioni stanno cambiando.

Tanto per iniziare stavolta mi è stato rivolto il saluto. Ho addirittura ricevuto una pacca sulla spalla. Forse visto lo slittamento delle altrui opinioni su concetti sempre più vicini a quelli che ho espresso qualche anno fa, la mia presenza a queste assemblee non è più considerata così abominevole. Ma io preferisco pensare che lo scorso post che ho pubblicato sia stato letto e che il finale che ho scelto sia stato compreso: preferisco sperare che si riconosca che siamo tutti Martignanesi, vicini di casa, compaesani.

Venendo al succo della serata c’è da rilevare la retromarcia dell’amministrazione in carica. Sul giornale avevo letto una esplicita presa di posizione del Sindaco in favore dell’impianto a biogas. Ma davanti al pubblico di queste posizioni non c’era più traccia. Si potrebbe parlare di una ritrattazione clamorosa ma, in verità, non c’è nulla di sorprendente. È da parecchio tempo che stigmatizzo la difficoltà di questa amministrazione nel prendere iniziative esplicite e nel farsi carico di concetti e problemi. Quest’ultima è semplicemente una ulteriore conferma della tortuosa linea politica del gruppo dirigenziale.

Ma c’è dell’altro.

I relatori hanno riconosciuto che, se la centrale ad oli fosse stata costruita, oggi sarebbe ferma come la quasi totalità degli altri impianti simili in Italia. E questo non tanto per questioni di carattere politico ma economico visto che il prezzo del combustibile necessario è cresciuto vertiginosamente e tenere in funzione il motore sarebbe decisamente antieconomico malgrado gli incentivi statali.

I relatori hanno anche riconosciuto che l’Italia ha firmato il protocollo di Kyoto e che, per quanto una centrale a Martignana possa essere effettivamente inutile, gli impegni nazionali ed internazionali impongono di investire nelle energie rinnovabili.

I relatori hanno addirittura riconosciuto che le concessioni alla costruzione di un simile impianto vengono rilasciate dalla Provincia all’iniziativa privata: se il progetto è aderente alle indicazioni di legge non ci sono possibilità di cancellarlo.

Tutte cose note e arcinote ma questa è la prima volta che le sento pronunciate dai vertici della maggioranza consiliare. Me ne compiaccio. Un passaggio davvero importante nella direzione di un approccio serio al problema, cosa che avvicina di parecchio la possibilità di giungere ad una soluzione.

Ma c’è dell’altro ancora.

Quello che si è visto, che io ho visto, che chiunque ha potuto vedere, è una ulteriore spaccatura del comitato. Se da un lato sono rimasti i Martignanesi ancora assolutamente contrari alla centrale dall’altro sono in molti a trovare la soluzione biogas più che ragionevole. Se nelle passate edizioni di queste assemblee ogni intervento, anche il più banale, veniva fragorosamente applaudito, questa volta non è successo. Anzi l’unico applauso che è stato azzardato a chiosa di un commento radicale, è stato accolto dagli sguardi sbigottiti dei relatori e dall’immobilità assoluta e dal gelo della quasi totalità dei presenti. Ugualmente certe uscite (alcune delle quali per la verità assai poco concrete e altre di tono molto radical-chic) sono state commentate severamente dai relatori e soprattutto dalla maggioranza del pubblico: in tanti, a mezza bocca, a bassa voce, solo col vicino di sedia, secondo gli stilemi di democristiana memoria, hanno sibilato il proprio fastidio e, presumibilmente, hanno sancito la fine di una comunità di obiettivi.

Ma se l’era del confronto diretto e concreto è di là da venire, di sicuro l’epoca delle assemblee fragorose, delle fiaccolate, degli striscioni, degli urli è morta e sepolta. E’ vero che nessuno si è dichiarato favorevole all’insediamento della centrale biogas. Non sarebbe stato possibile né plausibile. Ma era tangibile e palpabile. Tanto che tra i relatori c’è chi si è sentito in dovere di precisare “Non stiamo cercando di convincervi della bontà della centrale biogas”. Tanto che nel comitato c’è chi si è sentito in dovere di precisare “vi abbiamo votato per le vostre promesse contro la centrale”. Tanto che nel pubblico c’è chi si è sentito in dovere di precisare “con queste affermazioni prestiamo il fianco alle risate”.

E le risate ci starebbero effettivamente tutte se non fosse che c’è ben poco da ridere: gli attuali amministratori, per quanto inadeguati, per quanto imbarazzanti ed imbarazzati, hanno vinto le elezioni e hanno ancora due anni e mezzo di antiche frottole da smaltire e di nuove giustificazioni da inventare. 

Di solito chiudo i miei post con una battuta. Stavolta con un appello.
Signor Sindaco, Signori Assessori, fate la cosa giusta.

dott. Roberto Lodi Rizzini

domenica 11 marzo 2012

Robe da montarsi la testa


Càspita! Non me l'aspettavo.

Credevo che l'incontro sulla centrale organizzato pochi giorni fa dall'amministrazione comunale sarebbe stato di tutt'altro tono. Mi aspettavo che si sarebbe discusso del nuovo modello di centrale biogas proposto da Kinexia e se l'amministrazione lo ritenesse accettabile oppure no. Credevo che avrei ascoltato qualche novità, qualcosa che non conoscevo, qualche informazione aggiuntiva, o più banalmente l'esposizione di una posizione ufficiale del Sindaco.

Invece no.

Non hanno detto nulla di nulla. Non si son fatti carico di alcuna responsabilità nè di alcuna presa di posizione. I loro argomenti erano le cose che han fatto gli altri, le posizioni che hanno assunto gli altri, le parole che han detto gli altri, i testi che hanno scritto gli altri. Quando anche hanno ammesso la loro presenza in ambiti decisionali si sono preoccupati di elencare i nomi di coloro che davvero contavano e proponevano soluzioni in quelle sedi e sottolineavano che erano andati solo per ascoltare.

Il vero motivo della serata non era di esporre le novità sulla centrale ma di fare trincea contro il recente volantino delle minoranze e contro uno degli ultimi post di questo mio blog. Certamente non rinnego nè retrocedo da nessuna delle cose che ho detto e scritto, anzi colgo l'occasione per ribadirle. Ma siccome anche nello scritto delle minoranze c'è il mio contributo (sono certo che qualcuno ha riconosciuto il mio stile anche se integrato con quello dei vari firmatari) posso affermare che ho sentito molto mia quella serata. Potevano intitolarmela  ma, graziosamente, non l'hanno fatto.

Che posso dire allora?
Beh, posso dire grazie.
Davvero grazie.
Non credevo di meritare così tanta attenzione, nè tantomento una così complessa organizzazione per controbattere le mie argomentazioni.
Un'intera serata tutta per le cose che ho scritto: grazie ancora. Visto che i miei testi sono tanto apprezzati, se lo avessi saputo per tempo potevo convocare (a mie spese) un attore per leggervi anche "Orco Diavolo" o "La vigilia di Santa Lucia". O magari un qualche inedito... Mi avete fatto sentire più importante di quanto davvero non merito.
Grazie di cuore.

Ma anche se mi avete dedicato tanto tempo e tante energie e tenete in così alta considerazione i miei scritti, non preoccupatevi: sono rimasto umile. Non è assolutamente necessario che distogliate lo sguardo quando mi incrociate per strada, e certamente vedrete che volentieri vi rivolgerò un saluto, o un sorriso, o un augurio di buona giornata. Siamo tutti Martignanesi in fondo.

dott. Roberto Lodi Rizzini


martedì 21 febbraio 2012

Senza se e senza ma.



Leggo “La Provincia” ed incappo in un articolo. Non un articolo qualunque. Proprio quell’articolo. Quello che sapevo bene che prima o poi avrei letto. Quello in cui il nostro primo cittadino afferma che la centrale si farà. Quello dove il nostro primo cittadino riconosce le ragioni dell’azienda. Quello in cui il Sindaco afferma che tratterà con l’impresa. Non è affatto strano che queste affermazioni arrivino appena dopo le concessioni fatte dal presidente della Provincia Salini. Infatti non è la prima volta che il nostro Gozzi dimostra la sua adesione e la sua subordinazione ai concetti espressi dal suo maggiorente. Non che ci sia qualcosa di male. Lo dico solo per ribadire a chi ancora non l’avesse compreso l’allineamento dei nostri amministratori a certe direzioni politiche, indipendentemente dalle dichiarazioni di autonomia di una lista che si definisce civica.

Non ero presente al consiglio comunale in cui queste affermazioni sono state enunciate quindi non conosco le modalità esatte dell’esposizione della resa né i toni ma sono certo che Alessandro non avesse le lacrime agli occhi e la morte nel cuore. Per lui questo evento non è certamente una sconfitta. Solo una noiosa questione arrivata al dunque. Lui la vittoria l’ha già portata a casa qualche anno fa scalzando il suo predecessore. La sconfitta è piuttosto di quelli che hanno veramente creduto alle sue parole e che hanno avuto una posizione sinceramente anticentrale. Ma oggi sono muti. Non si sentono. Viene da chiedersi che fine abbiano fatto quelli del “no alla centrale senza se e senza ma”. Per carità, di alcuni lo so: sono seduti nelle file della maggioranza consiliare spero con un certo imbarazzo. Ma gli altri?

Un articolo del genere tre anni fa avrebbe causato come minimo dure e accese reazioni del Comitato Anticentrale e una fiaccolata sotto le finestre del Sindaco. Avrebbe portato una rivolta contro qualsiasi forma di “aggiustamento” del progetto chiedendone invece la cancellazione. Avrebbe portato alla diffusione di volantini infuocati ed alla convocazione di assemblee pubbliche. Chissà dove sono oggi tutti quanti. Chissà come la pensano. Chissà se ripensano a quando hanno chiuso le porte in faccia a chi proponeva la mediazione. Chissà se gli ambientalisti che dai paesi limitrofi sono venuti a tenere conferenze sull’argomento e ad avvalorare la giusta lotta per la difesa dell’ambiente sono informati. Chissà come si sentono ora che il loro campione, l’uomo che hanno sostenuto senza esitazioni e senza remore, afferma che tratterà con l’imprenditore. Chissà cosa provano ora che il Paladino Della Giusta Causa ha rinnegato ogni passata affermazione e dichiarazione... perché la loro voce oggi non si sente… chissà…

Allora vorrei richiamare tutte queste persone alla coerenza. Non mi rivolgo certo a quelli che con opportunismo hanno fatto propri i concetti ambientalisti per un facile tornaconto elettorale. Loro non mi interessano. Mi interessano quelli, Martignanesi e non, che davvero si sono spesi e che davvero hanno sentito il problema. Per carità, non pretendo certo che si cospargano il capo di cenere e che riconoscano l’errore di aver sostenuto le persone sbagliate. Solo che riprendano le loro idee e che le rimettano effettivamente in circolo e in discussione, e che tornino ad esporsi oggi, nell’attuale situazione, anche se è decisamente più difficile e più imbarazzante.

Dott. Roberto Lodi Rizzini